Roma, 14 mar (Velino) – C’erano proprio tutti al tavolo di filiera svolto il 13 marzo scorso al ministero per lo Sviluppo economico tra i panificatori e il Garante dei prezzi Antonio Lirosi. Artigiani, panificatori, commercianti, operatori della filiera del pane, tutti a confronto per discutere l’andamento dei prezzi e le possibili azioni da intraprendere. Il prodotto principe della dieta mediterranea, sicuramente il più colpito in questi ultimi mesi – almeno per quanto riguarda il settore alimentare – dagli aumenti dei prezzi e di conseguenza dal calo dei consumi, è stato per un’intera giornata l’oggetto di discussione tra le parti. Soprattutto dopo che gli agricoltori hanno concentrato le loro accuse sul pane insistendo ripetutamente sul fatto che “la colpa dell’aumento dei prezzi è anche di un mercato con poche regole e che di conseguenza varia molto di città in città e di quartiere in quartiere”. E un punto di comune accordo sembra essere stato trovato con l’appello del Garante, positivamente accolto dagli operatori del settore, di ridurre autonomamente i prezzi al consumo. Un risultato definito “importante” anche dal ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Paolo De Castro che parla di segno di responsabilità e di attenzione dimostrato dagli stessi operatori del settore verso i consumatori “nonostante le grandi difficoltà dovute all’aumento del prezzo delle materie prime”. Dopo gli accordi raggiunti con i rappresentanti della carne e del latte, sembrerebbe ora sia stata raggiunta quindi un’intesa anche con la filiera del pane. E i prossimi a sedersi al tavolo con Mr Prezzi saranno le industrie molitorie e della pasta. “Continua il nostro impegno per il contenimento dei prezzi”, ha aggiunto De Castro auspicando che “una riposta altrettanto positiva possa arrivare nei prossimi giorni anche dall’industria molitoria”.
Ma non è proprio come dice De Castro e non sono solo le materie prime a determinare l’aumento dei prezzi alla vendita. Sebbene infatti l’altalena dei prezzi del grano alla Chicago Board of Trade sia spinta dagli operatori finanziari che speculano in Borsa, il prezzo del pane non segue le stesse dinamiche e cambia a seconda delle zone e delle città. Come ha reso noto Coldiretti, mentre per un chilo di pane a Torino bastano 2,43 euro, si sale a 3,56 euro se si va a Milano e si scende addirittura a 1,90 a Napoli. E non è tutto oro quel che luccica neppure per quanto riguarda la richiesta di Lirosi inoltrata ai rappresentanti di fliera di abbassare autonomamente i prezzi. I panificatori riuniti di Padova, “ritenendo inadeguato l’operato della politica fin qui svolta”, hanno giocato d’anticipo e già da tre mesi lavorano a un accordo con le associazioni dei consumatori “per venire incontro alle famiglie che non arrivano alla spesa della quarta settimana”. Tutto è iniziato a Padova quando 50 panificatori riuniti hanno sottoposto la loro filiera agli analisti del Codacons e dell’Adusbef per trovare i punti sui quali intervenire per poter abbattere i prezzi. E li hanno trovati e dal prossimo 15 marzo i consumatori, perlomeno quelli di Padova, potranno comprare il pane a 2,70 euro al chilo. “Il nostro doveva essere un progetto pilota ma ha assunto presto dimensioni nazionali”, ha spiegato al VELINO Federico Sabadin, rappresentante dei panificatori riuniti di Padova. “I panificatori devono rendersi conto – ha poi aggiunto – che a causa del calo dei consumi che si è registrato nelle ultime settimane, oltre ai consumatori, a rimetterci è proprio la nostra categoria”.